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I chatbot sono preziosi strumenti a disposizione delle aziende in quanto sono impiegabili...

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L'importanza della web reputation per le aziende

10 Settembre 2020 / Thinking


La web reputation è la reputazione online di una determinata azienda, nonché la percezione che hanno i consumatori di un particolare brand. Viene rilevata tramite un’attività di raccolta e monitoraggio di tutto ciò che viene detto online riguardo uno specifico prodotto, servizio o brand.

Warren Buffett ha affermato: “Ci vogliono venti anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla. Se pensi a questo, farai le cose in modo diverso”.

La reputazione oggi rappresenta il principale biglietto da visita per le aziende. In passato invece si configurava come un concetto impalpabile e sottovalutato. Gli errori commessi dalle aziende finivano nel dimenticatoio, oggi invece si espandono a macchia d’olio in ogni angolo della rete. Questo perché il consumatore da soggetto passivo è diventato attivo, e quindi fruitore e produttore di contenuti e informazioni.

L’inarrestabile sviluppo del web 2.0 ha fatto sì che la gestione della reputazione online diventasse la più importante delle attività del digital marketing. La web reputation dipende sostanzialmente da ciò che accade sul web, dove vige la regola “Internet non dimentica”. Qualsiasi contenuto positivo o negativo pubblicato in rete, relativo ad un’azienda, resta alla “mercè” degli utenti. Questi ultimi vanno alla continua ricerca di informazioni, e per questo è necessario gestire in maniera efficace la propria presenza online.

A tal proposito le recensioni degli utenti sul web giocano un ruolo fondamentale nella costruzione della web reputation. Ogni giorno milioni di persone si confrontano, e il loro scambio di opinioni rimane accessibile a tutti. Secondo BrightLocal l’85% dei consumatori si fida delle recensioni online e delle segnalazioni personali. In base a quest’ultime gli utenti elaborano il proprio giudizio su un determinato brand. Per questo risulta necessario per le imprese, non solo offrire prodotti e servizi di qualità, ma anche monitorare costantemente ciò che viene detto sul web.

La gestione della web reputation


Ferrero è l’azienda italiana con la migliore reputazione al mondo. Prima in assoluto anche per reputazione tra le aziende alimentari mondiali. Negli anni ha saputo conquistare la fiducia degli italiani attraverso una progettualità a lungo termine, tesa a valorizzare il territorio nazionale. L’azienda è riuscita ad ottenere una buona reputazione, concentrandosi su temi rilevanti per i consumatori, soddisfando in pieno le loro aspettative.

Per gestire al meglio la propria web reputation, ogni impresa deve, innanzitutto, tenere sotto controllo tutti i presidi (social media, blog, siti aziendali) in cui gli utenti hanno la possibilità di interagire fra di loro.

Il controllo e la gestione della reputazione online consentono di individuare l’opinione diffusa intorno alla propria azienda. Il monitoraggio può essere continuo o istantaneo. Nel primo caso si intendono monitorare gli effetti nel tempo di una determinata attività. Nel secondo si intende fotografare la situazione di un dato momento (Marketing Freaks).

Uno dei processi che supportano le aziende è l’Online Reputation Management. Una pratica che consiste nell’ascoltare le dichiarazioni errate o negative che vengono fatte nei confronti di un brand. Questo assicura che la giusta informazione appaia nel momento in cui gli utenti ricercano l’azienda o il suo brand, all’interno dei motori di ricerca. Attraverso tale processo le imprese possono minimizzare i contenuti negativi e promuovere quelli positivi.
Tra i tools più utilizzati dalle imprese per la web reputation troviamo:
Rankur: è in grado di analizzare milioni di post, recensioni online e messaggi sui principali social network.
Reputology: raccoglie automaticamente i feedback generati dagli utenti online.
BrandsEye: riesce ad estrarre perfettamente i dati provenienti dal web, indirizzando l’azienda verso il giusto business.
SocialMention: permette di avere in tempo reale una prima veloce analisi del brand sentiment
Web reputation

La web reputation nel mondo dei social media


I social media giocano un ruolo strategico nel controllo della reputazione online.

Per un’azienda è condizione imprescindibile assicurarsi di essere presente su tutte le piattaforme social più importanti. In primis perché soltanto così è possibile monitorare costantemente le conversazioni degli utenti. In secondo luogo è utile creare degli account con il nome dell’impresa, ancor prima che lo facciano altri.

Tuttavia un account social se non viene accuratamente gestito, non può far altro che danneggiare la reputazione online, trasmettendo un’immagine negativa dell’impresa. Al contrario stabilire un contatto diretto con gli utenti, attraverso social ben strutturati, aumenta l’engagement e la reputazione stessa.

Dunque come tenere sotto controllo i vari social?

La Sentiment Analysis è un metodo che permette di analizzare e raccogliere in tempo reale le reazioni e le conversazioni degli utenti. Ciò fornisce alle aziende un’interpretazione del mercato e della propria reputazione. I canali maggiormente interessati sono appunto i social media. Il Sentiment, attraverso sofisticati software di elaborazione e linguaggio, estrapola una o più porzioni di testo (ad esempio il nome di un brand). Il secondo step consiste nel determinare il tono, l’intensità, l’emotività e la rilevanza che caratterizzano le porzioni di testo estrapolate.

Essere presenti su Internet non basta, occorre curare costantemente la propria presenza per mantenere una buona reputazione! Noi di Fandu siamo pronti a curare ogni dettaglio della tua comunicazione online, contattaci, ci occuperemo noi della tua web reputation.

Tutti i vantaggi dei chatbot per le aziende. Scopri Botta

8 Giugno 2020 / Marketing


I chatbot sono preziosi strumenti a disposizione delle aziende in quanto sono impiegabili per ottimizzare costi e tempistiche in diversi ambiti, dal customer care all’e-commerce passando per il content marketing.

Cosa sono i chatbot e come funzionano


Con il termine “chatbot” si fa riferimento a un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. L’utilizzo dei chatbot in ambito marketing è legato alla crescente esigenza di ottimizzare e massimizzare le relazioni con un pubblico sempre più incalzante nei confronti di un’azienda. Per questo motivo, sfruttando processi di automatizzazione delle interazioni, i chatbot sono programmati per rispondere in maniera efficiente e in tempo reale alle richieste degli utenti. Facilità d’uso e rapidità sono i due punti cardine alla base dell’utilizzo dei chatbot da parte delle aziende.

Il web mette a disposizione delle aziende diversi tool per creare il proprio chatbot. Generalmente, in base al loro ambito d’uso, si distinguono diversi tipi di chatbot:
- customer service bots, cioè quelli che sono programmati per rispondere, 24 ore su 24, ai dubbi, alle richieste e ai reclami degli utenti;
- content bots, che sono in grado di fornire agli utenti notizie personalizzate, informazioni tempestive e avvisi su determinati argomenti scelti dagli utenti stessi; - commerce bots, ossia quelli che consentono agli utenti di scegliere, selezionare e acquistare i prodotti e i servizi proposti senza dover mai lasciare la stessa finestra di navigazione.

I consigli per sfruttare tutti i vantaggi offerti dai chatbot


Molti titolari d’azienda sono restii a rinunciare agli operatori, che, almeno sulla carta, sono in grado di garantire un approccio più personale nell’interazione con i clienti.
I chatbot, però, consentono di bypassare una serie di operazioni banali e ripetitive, per il quale non è necessario l’intervento di una persona fisica, che può occuparsi così di altre questioni interne all’azienda.

I vantaggi per le aziende dipendono, poi, dal grado di sviluppo dei chatbot: l’obiettivo dei programmatori è quello di ottenere chatbot in grado di rispondere alle sollecitazioni degli utenti in maniera sempre più personalizzata, precisa ed efficace, ascoltando e interpretando le esigenze dei potenziali clienti per capirne i desideri e le necessità inespresse.

Tra i benefici connessi all’utilizzo dei chatbot da parte di un’azienda spiccano la possibilità di rendere più efficiente il servizio d’assistenza, raccogliere in maniera automatizzata i dati (che poi saranno utilizzati per personalizzare le campagne di marketing), ottimizzare il percorso d’acquisto del cliente e incentivare la fidelizzazione proponendo sconti e offerte personalizzate.

Per sfruttare al meglio tutti i vantaggi per un’azienda garantiti dall’uso di un chatbot, è fondamentale, prima di ricorrere al loro utilizzo, determinare il target (chi utilizzerà il chatbot) e identificare i compiti e gli obiettivi. Fondamentale, poi, è testare il chatbot e analizzarne i risultati, annotando ad esempio tutte le incomprensioni tra chatbot e user.

BOTTA é il nuovo sistema introdotto da Fandu. Se sei interessato agli ambiti di applicazione per il tuo business, contattaci.

Come aumentare le vendite del tuo eCommerce, ecco dei consigli immediati

22 Maggio 2020 / Marketing


Se le statistiche sostengono che il numero di consumatori che decide di acquistare online è in costante crescita, le tue vendite sono ai minimi storici? Perché il tuo negozio online non riesce a richiamare nuovi potenziali clienti e, quindi, si sta rivelando un investimento sbagliato? Perché per conquistare una sola vendita devi intasare la home di Facebook dei tuoi amici e parenti e sperare in un colpo di fortuna? Ma soprattutto... perché i tuoi competitor stanno invece avendo successo mentre tu fatichi a rimanere a galla?

Accrescere la fiducia nel funnel


Il cliente tipo di un e-commerce vede una pubblicità, si reca sul sito che ospita lo shop online, visualizza la pagina del prodotto, lo aggiunge al carrello ed infine effettua il checkout. Questo percorso può essere definito funnel, ossia l’imbuto (questo è infatti il significato letterale del termine inglese) che gli utenti attraversano per effettuare una transazione e diventare acquirenti. Aumentare la fiducia delle persone ad ogni passo del funnel contribuirà ad incrementare le conversioni.

Per quanto riguarda la pagina del prodotto, un primo accorgimento è di includere una o più recensioni dell’oggetto proposto. Mostrare l’opinione di altri utenti fornirà una “riprova sociale” della reale bontà del prodotto; non è un caso se il 77% delle persone consulta le recensioni online, prima di comprare qualcosa.

Un altro passo è quello di installare nel sito una live chat, che la grande maggioranza degli utenti preferisce rispetto ad altre forme di contatto soprattutto perché permette di ricevere una risposta rapida alle loro domande. Il customer care è uno dei fattori che influenzano maggiormente la fiducia nelle compagnie che vendono, e la velocità di riscontro è uno dei primi indicatori della qualità di un servizio percepiti dai clienti.

Gli utenti apprezzano inoltre i trust badges e i certificati di sicurezza con protocollo SSL. In sostanza parliamo di metodi di verifica dell’autenticità del sito che fanno apparire nella barra degli indirizzi del browser una scritta di colore verde. Alcuni siti scelgono di renderli visibili su ogni pagina, di preferenza nella parte alta; posizionarli però soltanto dove la loro presenza risulta più qualificata, in special modo in zona checkout, è forse un’idea migliore. Una buona percentuale degli utenti che non concludono l'acquisto online lo fanno a causa della preoccupazione per la sicurezza dei pagamenti, magari proprio per la mancanza di un trust seal, primi fra tutti PayPal e Symantec.

Può infine essere d’aiuto avere uno o più testimonial nella pagina di checkout. Proprio come i trust badges, rassicurano i visitatori di un e-commerce e li persuadono all’acquisto. Crearne di nuovi ponendo domande mirate, come «Cosa ti è particolarmente piaciuto nel comprare da noi?» oppure «È stato abbastanza confortante comprare da noi?» porterà più facilmente a testimonianze positive.

Semplicizzare le procedure di checkout


Con “semplicizzare” intendiamo qui un checkout intuitivo e che richieda il minor numero possibile di azioni per l’utente. Possiamo ad esempio valutare di rimuovere l’obbligo di registrazione per i clienti; la possibilità di comprare come ospite non solo velocizza di molto il processo, ma invoglia sensibilmente all’acquisto.
eCommerce checkout
La presenza di molti campi da compilare ha un impatto negativo sugli utenti. Limitare lo sforzo del cliente ai dati essenziali, prevedere un pulsante che faccia combaciare automaticamente l’indirizzo di spedizione con quello di fatturazione o prevedere menu a tendina dinamici possono contribuire a limitare il problema. Anche se non influisce direttamente sulla semplicità del checkout, esiste inoltre la possibilità di prevedere una progress bar all’interno della pagina di checkout. Questo fornirà una coscienza dell’avanzamento del processo che renderà più chiaro all’utente ogni step da percorrere per completare il pagamento.

Usare l'email marketing


Secondo ricerche accreditate, l’e-mail marketing ha un ROI del 300%. Per sfruttare al meglio questo strumento è necessario corredarlo di una accurata mailing list. In questa confluiranno sicuramente gli indirizzi di coloro che hanno già effettuato almeno un acquisto; per raccoglierne di nuovi, una strategia potrebbe essere quella di offrire dei vantaggi legati ai prodotti in vendita a chiunque volesse fornire le proprie informazioni di contatto.
Una volta creata la lista, essa tornerà utile per comunicare offerte speciali o, tra le altre, avanzare proposte di cross selling. Questa “vendita incrociata” consiste nel suggerire ad un cliente un prodotto diverso ma in qualche modo collegato a ciò che sta acquistando o ha già acquistato: una stampante a chi ha comprato un PC, dell’antialghe a chi ordina del mangime per pesci, il noleggio di un’auto a chi ha sta prenotando un posto su un volo aereo. In alternativa o in combinazione a questo, con l’upselling possiamo proporre al cliente un’espansione o una versione di livello superiore del prodotto già acquistato.
Email marketing
L’email marketing risulta particolarmente efficace nel promuovere offerte stagionali o occasionali, come a ridosso delle festività, in base al particolare settore di mercato trattato. Le occasioni possono anche essere create ad hoc, per festeggiare un traguardo dell’azienda o per omaggiare i migliori clienti.

Migliorare la presentazione dei prodotti


Mostrare al meglio i vantaggi che i prodotti in vendita possono offrire è un’operazione chiave: in molti casi, ciò che le persone comprano non è tanto il prodotto quanto più i benefici che esso può portare. Inserire immagini con un’ottima risoluzione è fondamentale. È consigliabile scegliere uno sfondo bianco, un’inquadratura significativa dell’oggetto e un’illuminazione appropriata. Puoi trovare altri suggerimenti riguardanti questo argomento nel nostro articolo su come ottenere una perfetta ottimizzazione delle immagini per il tuo e-commerce. Se la tipologia di prodotto lo permette o addirittura lo richiede, un video potrebbe essere più funzionale rispetto all’immagine per mostrare le caratteristiche di quanto proposto.

Il testo della descrizione ha un ruolo cruciale. Il contenuto deve essere redatto in maniera chiara, fluida e persuasiva. Immedesimarsi nel potenziale cliente ci permette di scegliere le parole più idonee a rispondere delle informazioni ricercate. Non è difficile intuire che determinate caratteristiche del prodotto saranno percepite come più appetibili di altre e quindi andranno preferite o, quanto meno, fornite per prime.

Prevedere gli upsell


Con l’upselling spingiamo il cliente a comprare una versione migliorata o più accessoriata di quella “base” che hanno scelto o stavano scegliendo. Secondo uno studio condotto da Predictive Intent, gli upsell valgono 20 volte di più dei cross sell. In pratica, fare upselling consiste nel suggerire all’utente le versioni successive del prodotto che ha in mente; mostrarla solo come un’opzione, ma corredata dalle giuste informazioni, si rivela generalmente il metodo più efficace. Può funzionare anche il presentare soltanto una recensione positiva del prodotto superiore o la possibilità di comparare i due articoli.
Upsell
Chiunque abbia uno shop online può trarre ispirazione dai consigli pratici che abbiamo presentato. Allo stato attuale delle opportunità di shopping online, questi descritti sopra sono suggerimenti che potrebbero giocare un ruolo importante nel successo del tuo e-commerce. Chiaramente, riferendosi ad un ambito complesso e in continua evoluzione come questo, non sono le uniche strategie utilizzabili, contattaci per una consulenza gratuita.

Arriva Facebook Shops, per creare eCommerce gratuiti direttamente sui social

20 Maggio 2020 / Socials/ Contenuto da ninjamarketing.it


Facebook sta attuando una nuova importante spinta verso l'eCommerce. In una diretta di qualche giorno fa Zuckerberg ha dichiarato che l'espansione dell'eCommerce sarà importante per iniziare a ricostruire l'economia mentre la pandemia continua. "Se non si riesce ad aprire fisicamente il negozio o il ristorante, si possono ancora prendere ordini online e spedirli alle persone", ha detto. "Stiamo vedendo molte piccole imprese che non hanno mai avuto un'attività online, farlo per la prima volta".
Facebook Shops eCommerce
Il lancio di Shops arriva in un momento di vero boom per l'eCommerce, a livello globale, legato al lockdown. Se la pandemia è stata devastante per le piccole imprese, un terzo delle quali ha riferito di aver smesso di operare in un sondaggio condotto da Facebook, un ulteriore 11% afferma che potrebbe fallire nei prossimi tre mesi se la situazione attuale dovesse continuare.

Le vendite online sono state invece un punto luminoso per le piccole imprese. Etsy, dove a vendere sono i piccoli artigiani locali, ha raddoppiato il suo fatturato rispetto a tre anni fa e ora Facebook scommette che portare un maggior numero di imprese locali online le aiuterà a sopravvivere, creando al tempo stesso nuove grandi opportunità di business per l'azienda, come aveva già anticipato lo scorso anno Zuckerberg, parlando degli interessi della compagnia verso l'eCommerce.

Nelle intenzioni di Zuckerberg, Shops dovrebbe migliorare l'esperienza standard del commercio online, memorizzando le credenziali di pagamento degli utenti in un unico luogo, per poi utilizzarle su qualsiasi vetrina di Facebook o Instagram. Un potenziale enorme, considerando che attualmente ci sono più di 160 milioni di piccole imprese che utilizzano le app della società.

Facebook Shops dovrebbe rendere semplice per le aziende la creazione di un negozio online a cui i clienti possono accedere sia su Facebook che su Instagram. La creazione di un negozio su Facebook è gratuita. Le aziende possono scegliere i prodotti che vogliono inserire nel loro catalogo e poi personalizzare il look and feel del loro negozio con un'immagine di copertina e colori in linea con il brand. Questo significa che qualsiasi venditore, indipendentemente dalle sue dimensioni o dal suo budget, può portare la sua attività online e connettersi con i clienti ovunque e in qualsiasi momento.

Le persone possono trovare i negozi Facebook Shops sulla pagina Facebook di un'azienda o sul profilo Instagram, oppure scoprirli attraverso storie o annunci. Da qui, è possibile sfogliare l'intera collezione, salvare i prodotti che ti interessano e fare un ordine - sia sul sito web dell'azienda che senza lasciare l'applicazione, se l'azienda ha attivato il checkout negli Stati Uniti.

Proprio come in un negozio fisico, per chiedere assistenza basterà inviare un messaggio all'azienda attraverso WhatsApp, Messenger o Instagram Direct per fare domande, ottenere supporto, monitorare le consegne e altro ancora. In futuro, sarà possibile anche visualizzare il negozio di un'azienda e fare acquisti direttamente in una chat su WhatsApp, Messenger o Instagram Direct, secondo quanto si legge sulla nota diffusa dall'azienda.

Social media trend: utenti sempre piú connessi e i migliori orari per pubblicare

13 Maggio 2020 / Social


Gli italiani obbligati a stare a casa per il lockdown hanno mantenuto contatti e relazioni sociali grazie alle piattaforme online. Hanno utilizzato i siti e le app di Social Networking 36,7 milioni di persone (ovvero il 94% di quelle che hanno navigato in rete) mentre sono state 33,8 milioni, pari all’87% della popolazione on-line, quelle che hanno usato i servizi di Instant Messaging.

Come emerge dai primi insight condivisi da Comscore, in media ognuno ha trascorso 40 minuti al giorno sui Social Network (+53% del tempo speso rispetto all’anno precedente) e 28 minuti sulle app di messaggistica (+77% del tempo speso su marzo 2019).
Social media trend
Se si analizzano le singole piattaforme social in termini di diffusione, inserendo nell’analisi anche YouTube, la piattaforma video di Google risulta essere la più utilizzata seguita da Facebook, Whatsapp e Instagram. TikTok è invece il social con il maggior tasso di crescita, arrivando a raggiungere i 7 milioni di utenti unici a marzo 2020, con un’audience quasi quadruplicata rispetto a marzo dello scorso anno così come significativa è la crescita di Pinterest, che supera i 12 milioni di utenti unici grazie al +112% di incremento rispetto a marzo 2019. In termini di tempo speso Facebook è la prima piattaforma con 26 minuti medi al giorno per utente e una crescita del +49% rispetto a marzo 2019 seguita da Whatsapp con 20 minuti medi al giorno per utente e una crescita dell’81% anno su anno.
Social media trend
Focalizzando l’analisi sul solo segmento di età 18-24, i giovani trascorrono più tempo rispettivamente su YouTube (oltre 32 minuti giorno), WhatsApp (con 30 minuti al giorno), TikTok (con 18,6 minuti al giorno per utente, in crescita del 121% rispetto marzo 2019), ormai terza piattaforma per tempo medio per utente.

I momenti migliori per pubblicare sui social media


Anche SproutSocial ha aggiornato alcuni dati del suo report annuale per mostrare gli ultimi insight aggiornati a metà aprile 2020, a seguito dell'emergenza. Nel complesso, è emerso che i tempi migliori per postare sono cambiati a livello globale man mano che più aspetti del lavoro e della vita si sono spostati online.

Facebook


Mentre in precedenza il mercoledì dalle 11 del mattino e dalle 13 alle 14 era il momento migliore per postare su Facebook, l'attività è stata più consistente in modo generalizzato tutti i giorni della settimana. Attualmente, gli orari migliori per postare su Facebook sono lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 11.
In effetti, ogni giorno alle 11 c'è stato un leggero picco rispetto al resto della giornata. I fine settimana e i giorni feriali dopo le 17 mostrano un notevole calo, poiché i lavoratori a distanza che si destreggiano tra le diverse esigenze domestiche e familiari devono affrontare, in molti casi, anche più richieste di attenzione dopo la fine della tipica giornata di lavoro.

Instagram


Analogamente a Facebook, il numero di ore di punta durante la settimana è aumentato anche su Instagram. In precedenza, il mercoledì alle 11 e il venerdì dalle 10 alle 11 erano stati individuati come gli orari migliori per pubblicare. Ora, in un arco di tempo complessivo molto intenso di giorni feriali e orario di lavoro, lunedì, martedì e venerdì alle 11 e martedì alle 14 sono gli orari migliori per postare su Instagram. Inoltre, mentre la precedente analisi mostrava che l'attività di Instagram proseguiva con una certa coerenza al mattino presto e a tarda sera, l'attività è ora molto più concentrata nella giornata lavorativa, con un distinto drop-off dopo le 18.

Twitter


I modelli di utilizzo di Twitter sono rimasti leggermente più consistenti prima e dopo l'emergenza COVID. Ciò può essere dovuto all'uso continuo della piattaforma come mezzo per controllare rapidamente le notizie e diffondere informazioni utili al pubblico per le misure di blocco e quarantena delle diverse regioni. Ciononostante, il tempo di impegno in cima alla lista è leggermente cambiato: mentre prima era mercoledì e venerdì alle 9 del mattino, il momento migliore per postare su Twitter ora è venerdì 7-9, con le 9 che mostrano il picco di attività.

Come è cambiato il comportamento dei brand sui social media


In tutti i settori e le reti, il numero di messaggi inviati al giorno è rimasto più o meno lo stesso in media (con un calo di soli 0,2 messaggi al giorno) rispetto al primo trimestre e all'aprile 2020.
Social media trend
Alcune industry hanno aumentato il volume dei messaggi inviati durante questo periodo, in particolare l'assistenza sanitaria, i media e l'intrattenimento, che sono diventati più centrali durante questo periodo.

D'altra parte, alcuni settori hanno avuto un calo più marcato dei post pubblicati, in particolare sport e viaggi.

Qualche consiglio per usare meglio gli strumenti di Online Marketing

11 Maggio 2020 / Marketing /Contenuto da ninjamarketing.it


Le persone sono alla base di ogni attività commerciale, sia che questa si svolga offline sia che si svolga online, come avviene sempre più spesso in questo periodo di emergenza a causa delle misure di distanziamento sociale. Per questo motivo, oggi più che mai, è fondamentale restare in contatto con loro e grazie a Internet (e a qualche utile strumento) possiamo continuare a farlo. Email, landing page, marketing automation e webinar possono aiutare le aziende soprattutto in una situazione commerciale difficile come quella attuale.

Perché continuare a usare le email


Probabilmente avrai sentito dire che l'email marketing è morto. In realtà l'email marketing è ancora uno strumento essenziale per attirare e fidelizzare i clienti. Con un potenziale ritorno sull'investimento fino al 4400%, infatti, questo strumento rimane tra quelli con il miglior ROI. Ecco perché ogni anno vengono inviate 102,6 trilioni di email. E i numeri continuano a salire, con 126,7 trilioni che dovrebbero essere inviate entro il 2022.

Dal lato degli utenti, poi, tutti noi controllano la propria email ogni giorno, anche fino a 20 volte al giorno. Con l'aumento dell'uso del mobile, infatti, controllare la posta elettronica è diventato più facile e immediato. In media le email raggiungono circa l'85% delle persone a cui vengono inviate, ma grazie a uno strumento come GetResponse la deliverability è del 99%. Anche nel B2B l'email marketing resta uno strumento essenziale, secondo il 91% dei marketer, stando allo studio del Content Marketing Institute.

I consumatori tuttavia tendono a sbarazzarsi facilmente delle email irrilevanti che ingombrano le loro caselle di posta, per questo oltre a personalizzare in modo intelligente il contenuto, è essenziale collegare le email con landing page che portino i potenziali clienti verso la parte bassa del funnel di vendita.

Come collegare le email a landing page personalizzate


Una landing page è una pagina web il cui scopo è proprio quello di spostare i potenziali clienti verso il bottom of funnel. È progettata e ottimizzata, cioè, per convertire i potenziali clienti interessati in acquirenti. Uno dei modi migliori per far arrivare i visitatori a una landing page è proprio via email. Data la sua importanza nel processo di vendita, è fondamentale che il cliente sia spinto a visitarla attraverso un'email efficace, che inviti chiaramente all'azione con una CTA esplicita. Quando un utente clicca su un'offerta in un'email o su un invito a un webinar e viene portato su una landing page, si concentra su un solo compito. Ciò aumenta la probabilità che segua l'azione, arrivando alla conversione.

Ecco perché tra email e landing dovrebbe esserci una continuità di comunicazione oltre che visiva: email e landing dovrebbero avere un testo e un design simili. Questo ispirerà fiducia nel potenziale cliente, che non avrà dubbi che le due cose siano collegate. Questo approccio semplificato facilita l'azione. Infine nell'email quanto nella landing, non è necessario usare tanto testo o molte immagini: basta comunicare in modo semplice, incoraggiando ad esempio all'iscrizione per una prova gratuita, o mostrando la foto del prodotto.

I webinar


I webinar sono oggi uno degli strumenti online interattivi più efficaci per comunicare, condividere conoscenze e costruire relazioni con il pubblico e i colleghi. Sia che si tratti di una lezione o di una presentazione online, i webinar sono la soluzione ideale, per far partecipare tutti comodamente da casa, in qualsiasi parte del mondo.
Innanzitutto è bene sapere che un webinar può essere in diretta, pre-registrato o basato sulla condivisione dello schermo. A seconda delle esigenze potrai scegliere quello più adatto a te. Ciò che ti servirà per organizzarlo sarà un microfono, una webcam, una buona connessione a internet e ovviamente contenuti di qualità. Grazie a un semplice software potrai creare la stanza per il tuo webinar online. Dovrai quindi inviare il link di registrazione ai partecipanti tramite una email di invito. Per creare il tuo pubblico potrebbe esserti di aiuto anche una apposita landing page. Puoi pensare, infine, di aggiungere una sessione di domande e risposte, per comunicare a partner e clienti anche i tuoi piani futuri e permettere a tutti di fare domande tramite chat.
Strumenti online marketing

Che cos'è la Marketing Automation


Secondo Econsultancy, solo il 22% delle aziende si dichiara soddisfatto dei tassi di conversione delle proprie email. In genere, questi contenuti puntano a stimolare i destinatari all'azione: vorremmo tutti che la nostra newsletter portasse più iscrizioni al webinar, o che facesse aumentare il numero di download del white paper, o che più semplicemente portasse gli iscritti a cliccare su una determinata offerta. Per aumentare il conversion rate, tuttavia, è molto utile integrare le email con un processo complessivo di marketing automation a cui collegare anche una landing page.

In parole semplici, la marketing automation è quel processo nel quale si automatizzano una serie di attività di marketing e di engagement dei clienti attraverso l'uso di un software, che consegna email e crea workflow su misura per una gestione automatica delle lead, affiancando al tool anche un Customer Support in lingua italiana. L'automazione del marketing permette, ad esempio, di:
costruire automaticamente liste di utenti utilizzando landing page che offrono contenuti per profilare gli abbonati.
Accogliere automaticamente i potenziali clienti con messaggi di posta elettronica pertinenti, personalizzati in base alle caratteristiche del singolo.
Esaminare automaticamente le interazioni con le e-mail e i contenuti per inviare annunci o offerte sulla base di queste informazioni.

La marketing automation consente quindi di rendere più semplici e rapide attività che in passato avrebbero richiesto lunghissime giornate di elaborazione, o che non sarebbero state affatto attuabili.

Email, landing, marketing automation e webinar: la combinazione perfetta per restare in contatto


#StayHome è la parola chiave del momento. Ma questo non significa perdere i contatti, soprattutto con i propri clienti, anzi, per le imprese questo hashtag deve trasformarsi in uno Stay in Touch, grazie al digitale.

Per trasformare l'emergenza in una opportunità è necessario partire dagli strumenti: abbinare l'email marketing alla creazione di specifiche landing page o di webinar, con l'aiuto di software di automation, ti aiuterà ad aumentare l'efficacia delle campagne digitali e restare in contatto con il tuo pubblico.

5G per media e intrattenimento, ecco come cambierá il settore

24 Aprile 2020 / Marketing /Contenuto da NinjaMarketing.it


Giornate lente, scandite da ritmi quasi impercettibili. Uno dei nostri desideri più grandi, imbottigliati in una vita frenetica e senza pause, è stato quello di avere tempo. Nel momento in cui ci è piombata addosso l'incertezza e la paura, anche il tempo libero è sembrato una condanna. In periodi come questi, tuttavia, cambiare le nostre abitudini è importante e doveroso. Molti di noi hanno la possibilità di affidarsi allo smart working, ma non tutti possono farlo.

Gli studenti non si fermano grazie all'eLearning, e tutti ci stiamo abituando a utilizzare ogni mezzo possibile per continuare la nostra vita, restando a casa. Abbiamo la fortuna di avere i modi per farlo, tramite internet e tutti i device, dagli smartphone ai laptop. Un mondo iperconnesso accorcia le distanze, ci siamo sentiti spesso schiavi dell'essere perennemente online, ma situazioni di vita diverse ci fanno vedere le cose da punti di vista nuovi. Tutti siamo connessi, appena ci abituiamo a qualche aggiornamento, ecco che spunta una novità. Siamo pochi inclini al cambiamento, un po' per paura, un po' per diffidenza, ma ci si mette anche la pigrizia. Quando sappiamo fare qualcosa, mal volentieri adottiamo metodi differenti per farla. Il mondo digitale cambia in fretta e specialmente i modi di usare internet e device.

È da un po' di tempo che sentiamo parlare di 5G, la rete di nuova generazione che andrà a superare l’attuale 4G. Non è solo una questione di velocità di connessione, ma è una rivoluzione dei servizi. A giovarne saranno soprattutto i media e l'intrattenimento. Potremo giocare online senza problemi, anche in cloud gaming, senza la necessità di possedere una consolle. Lo stesso vale per il cloud computing. Potenziati anche i servizi di streaming, in particolare i video. Contenuti ad altissima risoluzione, fluidi e subito disponibili. I nostri device saranno sempre connessi e disponibili ovunque, ciò significa che non dovremmo più passare dal Wi-Fi alla rete mobile. Parliamo di servizi sempre attivi in città per esempio, come videosorveglianza, auto a guida autonoma per una maggiore sicurezza sulle strade.

L'industria globale dei media guadagnerà, entro il 2028, 765 miliardi di dollari dai nuovi servizi e applicazioni resi possibili dal 5G. Ma come succederà tutto questo? Secondo uno studio condotto da Ovum, società di consulenza specializzata nella copertura globale di telecomunicazioni, media e tecnologia, il 5G scuoterà il panorama dei contenuti multimediali e dell’intrattenimento, rappresentando un'importante vantaggio competitivo per le aziende. La rivoluzione del 5G aumenterà i risultati in termini di velocità, copertura globale, media interattivi basati sui gesti, fonti crescenti di entrate ed esperienze gamificate, fornendoci un futuro migliore. L'impatto trasformativo della tecnologia 5G non solo migliorerà l'esperienza degli utenti di telefonia mobile, ma muterà il modo di concepire e utilizzare i media e l'intrattenimento su molti livelli, con nuovi modelli di business e nuove esperienze interattive. Video, giochi, musica, pubblicità, AR e VR saranno i veri protagonisti di questi cambiamenti, con contenuti sempre più immersivi e un rapporto col pubblico sempre più stretto.

Ovum suggerisce che le aziende sperimenteranno vari vantaggi tecnici del 5G, la velocità dei dati sarà 100 volte maggiore, con latenza dieci volte inferiore e connessioni significativamente più affidabili. Per esempio, un film in HD impiegava diversi minuti per scaricare a velocità 4G, ma con l'avvento delle reti 5G, gli utenti potranno potenzialmente scaricare lo stesso film in pochi secondi. Questo comporterà una fruizione maggiore dei contenuti, essendo ancora più accessibili, e una domanda maggiore dei prodotti sul mercato. I creatori e fruitori dei contenuti tradizionali, dovranno preparasi a una vera e propria corsa contro il tempo, creando più materiali per soddisfare la crescente domanda. Si prevede, infatti, che i prodotti video rappresenteranno il 90% del traffico dati 5G. Passeremo da un consumo mensile di circa 10 GB agli oltre 80 GB nel 2028. Ma non solo, la rete wireless di prossima generazione consentirà svariate innovazioni digitali, dall'informatizzazione degli oggetti fisici all'intelligenza artificiale, inaugurando un nuovo mondo per facilitare l'ingresso di nuovi media e di concepire l'intrattenimento.
La realtà aumentata creerà un nuovo modo di connettersi ai contenuti multimediali, attraverso oggetti e personaggi virtuali, e la creazione di elementi tridimensionali. A beneficiare del 5G saranno soprattutto le applicazioni di realtà aumentata e virtuale.

Per quanto riguarda il settore televisivo, il mercato offre diverse modalità di consumo. Oltre ai soliti video on demand, streaming, download, pay per view che fanno già parte, da anni, della tv tradizionale, si aggiungeranno altre tipologie di offerta a pagamento: la bassa latenza permetterà download rapidissimi e un’eccellente qualità di live streaming. Sempre dallo studio condotto si evince che negli Stati Uniti quasi il 9% delle famiglie che utilizzano la banda larga passerà al 5G entro il 2028, generando ricavi per 9 miliardi di dollari.

Il 5G avrà un ruolo fondamentale anche nel passaggio dalla pubblicità tradizionale alle esperienze immersive sui social e sui media. Video, banner, posizionamento in-game su 5G e altri formati di pubblicità visiva appariranno in ambienti VR e AR. Per non parlare della possibilità di nuove applicazioni che oggi non esistono ancora, ma che potranno svilupparsi con il consolidarsi della nuova rete. Le interfacce aptiche collegate al 5G saranno in grado di fornire una nuova dimensione sensoriale alle esperienze dei media. Ad esempio, il calore e la pressione potrebbero essere raggruppate in un potenziamento delle armi in un gioco d'azione, e i film potrebbero essere ripubblicati con un nuovo livello di sensazioni.

I giochi AR, VR e cloud combinati cresceranno del 2.400% nei prossimi anni per raggiungere un fatturato annuo di 47,7 miliardi di dollari nel 2028.

Si prevede che l'uso del 5G avrà un'impennata tra il 2023/2025, quando le capacità hardware e di rete aiuteranno a realizzare esperienze VR vicine alla realtà: campo visivo orizzontale a 210° su scala umana, risoluzione di visualizzazione/proiezione ad alta densità di pixel, dimensioni minime della batteria e interazione altamente reattiva.

Un altro settore in grande espansione è quello dei videogiochi, a cui il 5G darà ulteriore slancio. Il numero di videogiocatori nel mondo, secondo le stime più recenti, ammonta a 2,3 miliardi di persone. Oggi la tendenza di mercato è orientata verso lo sviluppo di piattaforme digitali con nuove modalità per la fruizione dei contenuti videoludici, tra cui streaming e cloud gaming. Ciò permette ai giocatori di avere accesso ai videogiochi in qualsiasi momento e ovunque, garantendo la possibilità di effettuare aggiornamenti senza dover per forza acquistare o possedere hardware costosi. Il game streaming può essere offerto tramite un servizio in abbonamento oppure tramite l’acquisto di giochi on demand. In Italia sono circa 16,3 milioni i videogiocatori, mentre gli appassionati di eSport che seguono eventi più volte a settimana sono più di 1,2 milioni. Basti pensare che il traffico dati per il gaming nell’ultimo anno è aumentato del 125%.

Come i social affrontano l'emergenza Coronavirus

25 Marzo 2020 / Socials


Le piattaforme social stanno fronteggiando il Coronavirus cercando di sensibilizzare il più possibile le persone sul tema e divulgando notizie ufficiali in linea con le disposizioni della World Health Organization. Parallelamente, le innovazioni non conoscono sosta: Snapchat lancia Lens Web Builder per semplificare la creazione di campagne AR lens, Instagram rilascia una nuova feature con cui sarà possibile testare la modalità Mirror per le stories, LinkedIn lancia Conversation Ads per aiutare i brand, mentre TikTok incoraggia - tra le polemiche - la censura di contenuti che mostrano difetti fisici, luoghi di povertà e persone disabili.

Le principali piattaforme sono consapevoli del ruolo significativo che rivestono nella vita delle persone, e pertanto stanno divulgando notizie ufficiali in merito al Coronavirus.

Instagram, per esempio, sta mostrando nella parte superiore del feed le notizie più importanti provenienti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e alcuni consigli su come rimanere al sicuro. Proseguendo nella sensibilizzazione sul tema, sta rimuovendo tutti gli effetti AR che affermano di poter diagnosticare il Covid-19 o che promettono di curarlo.

Analogamente, YouTube sta utilizzando l'homepage per indirizzare gli utenti all'OMS. Inoltre, sta semplificando la sua policy sui Sensitive Events, consentendo agli YouTuber la monetizzazione dei video che discutono dell'epidemia. Infine, sta provvedendo ad aumentare la sua capacità di ospitare il live streaming.
Social ai tempi del coronavirus
LinkedIn dal canto suo aggiorna la policy per tenere informate le persone sull'evoluzione della pandemia. Lo fa con una trasmissione quotidiana di update dall'OMS e con la creazione di Trending News che evidenziano gli aggiornamenti pubblicati da membri affidabili. Renderà inoltre disponibili 16 corsi di apprendimento gratuiti riguardanti lo smartworking e l'utilizzo di strumenti di riunione virtuali, come Microsoft Teams, Skype, BlueJeans, Cisco Webex e Zoom.

Attraverso il suo blog, Twitter - la piattaforma in cui ogni 45 millisecondi si twitta un contenuto correlato a COVID-19 - informa che #Coronavirus è ora il secondo hashtag più utilizzato del 2020. Ma ci tiene anche a fornire una serie di consigli su come comunicare di questi tempi.

Infine Facebook, già attivo nella lotta alla disinformazione sul Covid-19, è incappato in un bug tecnico legato al filtro anti-spam che blocca erroneamente molti link legittimi e la loro condivisione. Da Facebook fanno sapere che questo potrebbe essere dovuto al fatto che, nell'ultimo periodo, sta ricorrendo di più ai suoi sistemi di intelligenza artificiale, assicurando però che il problema verrà risolto in tempi brevi.

Secondo i dati di Snapchat, oltre 70 milioni di persone accedono ogni giorno alle sue AR Lens e ne usano le funzionalità per una media di tre minuti a sessione. Per questo, ha deciso di semplificarne la creazione integrando "Lens Web Builder", il nuovo processo che consente di creare una campagna in modo semplice e intuitivo. Snapchat mette a disposizione una libreria con centinaia di oggetti 3D, animazioni ed effetti predefiniti, a cui si possono aggiungere loghi e immagini personalizzati. Un dettaglio utile per i brand, soprattutto alla luce del fatto che non ci sono costi aggiuntivi per accedere alla repository di risorse 3D, a patto che venga garantita una spesa minima giornaliera per la campagna.
Social ai tempi del coronavirus
La grande ascesa delle stories sta inducendo Instagram a implementare sempre nuove funzioni a supporto. Dopo la possibilità di rispondere alle storie con una GIF, di editare i video, di applicare un Map Sticker, ecco la modalità fotocamera "Mirror", che include cinque diverse opzioni di layout, ognuna delle quali modifica il punto di vista attraverso la fotocamera.
Social ai tempi del coronavirus
Come mostrano gli ultimi dati di SensorTower, Febbraio 2020 è stato il mese in cui TikTok ho ottenuto il maggior numero di download totali: 113 milioni. Numeri che contribuiscono a incrementare il bottino ormai consolidato di 2 miliardi di installazioni. Installazioni, che non significano però utenti attivi: quelli si attestano sui 500 milioni, secondo gli unici numeri ufficiali del 2018. Questo significa che l'app gode di un'ottima considerazione tra i creator, soprattutto grazie alle challenge. La vera sfida, dunque, sarà cercare di consolidare il proprio pubblico e trattenere sulla piattaforma i creator già presenti. TikTok si sta già muovendo in questa direzione, testando strumenti di e-commerce e collegamenti esterni, al fine di fornire più opzioni di monetizzazione per i creator.

Capitolo a parte merita la politica di moderazione. Nei mesi scorsi, l'App è entrata nell'occhio del ciclone per aver rimosso un video che criticava il trattamento della Cina nei confronti dei musulmani, e per aver oscurato alcuni contenuti pro-LGBT. Le critiche si sono acuite quando The Intercept ha reso pubblici una serie di documenti che intimavano ai moderatori di oscurare contenuti raffiguranti persone disabili, esteticamente brutte o situazioni di povertà. TikTok - attraverso un suo portavoce - si è giustificata dicendo che queste misure "hanno rappresentato un primo brusco tentativo di prevenire il bullismo, ma non sono più in atto ed erano già fuori uso quando The Intercept le ha ottenute". L'ondata di critiche da cui è stata investita, e la sempre più incalzante pressione statunitense, hanno indotto TikTok a istituire a Los Angeles un "Centro per la trasparenza" che permetterà agli esperti esterni di vedere come la piattaforma opera.

LinkedIn ha lanciato la nuova opzione "Conversation Ads" che consente di aggiungere diversi pulsanti CTA ai messaggi InMail così da renderli più coinvolgenti e più interattivi. Una serie, se pur limitata, di Call-To-Action personalizzate, come ad esempio: "Visita il sito", "Iscriviti al webinar", "Scarica l'ebook", "Iscriviti alla newsletter" o "Prova la demo". Un'opportunità per i brand per creare delle full-funnel campaigns e connettersi in modo sempre più mirato con i propri utenti.
Social ai tempi del coronavirus

I nonni italiani sempre più social e inclini alla transizione digitale

03 Marzo 2020 / Thinking


Sorprendono i risultati del progetto di ricerca “Aging in a Networked Society”: anche gli italiani di età più avanzata sono protagonisti della rapida transizione digitale di questi anni. Da emarginati del web, a navigatori assidui ed esperti, nonne e nonni italiani hanno scoperto Internet, social e servizi on line.

Il progetto apre una finestra importante sui comportamenti degli anziani, osservando da vicino il loro rapporto con i social media. Scoprirne da vicino le caratteristiche diventa illuminante anche per le strategie digitali.

Lo scenario dei mercati in cui operano aziende e brand si caratterizza oggi per una complessità crescente. Tra millenials, generazione Z e nonni digitali, il rapporto con i propri pubblici è sempre più denso di incertezze.

I marketers devono armarsi di sguardo acuto, e dotarsi di strumenti sempre più evoluti da una parte per rintracciare i luoghi fisici o virtuali dove incrociare i destini di prospetti o clienti, e dall’altra, compito non meno facile, per verificare e interpretarne i bisogni. Un errore di posizionamento, un’offerta commerciale non funzionale possono trasformarsi in minus e far fallire intere strategie.

La certezza ormai consolidata è che nessuna azienda può sentirsi al riparo dal proliferare di opinioni e giudizi. Sul mercato, inevitabilmente, si è oggetto di ‘opinioni’, e la velocità con cui queste si amplificano e si diffondono, grazie al web, è aumentata in modo esponenziale. Pensare di poter restare fuori da questo processo è rischioso, mentre risulta una strada sempre più obbligata recuperare informazioni sui pubblici e, se possibile, capire in anticipo i loro comportamenti.

L’ultimo progetto di ricerca viene dall’Università di Bath e riguarda “L’uso dello smartphone nella vita quotidiana degli anziani”, coordinato dal professor Alessandro Caliandro, responsabile di uno degli stream di ricerca del progetto e consulente del nostro dipartimento di Analisi e Netnografia.

Scopo del progetto era indagare sul grey digital divide, come è stato definito il divario digitale in terza età, che aumenta l’esclusione sociale, per verificare se l’uso dello smartphone stia influenzando il ruolo delle relazioni sociali degli anziani.

Il team di ricerca dell’Università di Bath ha installato un’App di monitoraggio ad hoc sullo smartphone di 30 partecipanti, volontari di AUSER Monza-Brianza, con un’età compresa tra i 65 e i 75 anni e già forti utilizzatori di smartphone. I dati raccolti hanno rivelato che ogni individuo ha avuto accesso allo smartphone in media 127 volte al giorno, per un totale di un’ora e 8 minuti. La media mensile si attesta, invece, su 35 ore, il tempo medio di permanenza, ogni volta che vi accedevano, è stato di 32 secondi.

Con lo smartphone in mano, navigando fra home banking e social media, cresce quindi l’inclusione sociale di nonni e pensionati. Ecco alcuni dati significativi:
- Nel 2016, solo il 7% degli over 65 utilizzava i Social Network, la metà del dato medio europeo. Oggi siamo al 16%, un dato ancora basso, se lo si paragona all’età media del bel paese, ma il trend di crescita è costante;
- I daily user, gli utenti che usano i social tutti i giorni, sono in buone condizioni economiche e di salute, hanno tra i 65 e i 74 anni, hanno un livello di istruzione medio alto e sono in prevalenza uomini;
- In Italia gli anziani che accedono ad Internet sono il 27% (quelli che accedono ai social solo 7%). Tuttavia è risultato che questo 27% della popolazione accede ad internet abbastanza assiduamente: il 90,6 % dichiara di usare Internet almeno una volta al giorno, contro il 72,9% della media europea.
Nonni italiani e social
Insomma, detta in chiave marketing, nonostante un target numericamente meno significativo, a livello qualitativo il contesto italiano sembra configurare una nicchia molto molto rilevante e ricettiva.
Il focus sull’utilizzo delle applicazioni, rivela che lo smartphone in terza età serve in primo luogo ad accedere a servizi (33%), a comunicare e a organizzare la routine quotidiana (27%), a intrattenersi (9%), a navigare sui social (9%), a informarsi e approfondire (9%), meno naturalmente per lavorare e per fare acquisti.
Nonni italiani e social
In ambito social media, WhatsApp risulta il canale più diffuso (52%), seguito da Facebook (36%) e da YouTube (11%); Twitter e Instagram, con la loro grammatica più orientata ai nativi digitali, e LinkedIn, orientato al mondo professionale, sono invece marginali.
Nonni italiani e social
La funzionalità di WhatsApp fa la differenza: la sua pratica favorisce la comunicazione e l’organizzazione. Nelle chat di famiglia si genera un coinvolgimento spontaneo e intergenerazionale. Figli e nipoti usano il mezzo in modo ‘nativo’; nonne, nonni, zie e zii, imparano da loro ed entrano proattivi nel circuito.

I picchi orari di utilizzo nella giornata confermano tali dinamiche: gli smartphone risultano più attivi la mattina fra le 8.00 e le 9.00, l’ora del buongiorno e dei buongiornisti (categoria ormai molto familiare a tutti i social media manager), fra le 11.00 e le 13.00, e ancora fra le 18.00 e le 21.00, quando le famiglie si ritrovano per la cena o si salutano prima di andare a letto.
Nonni italiani e social
L’uso dei social media, in sostanza, permette di stabilire un canale di comunicazione costante e diretto con una rete di attori-chiave nella vita degli anziani, parenti e amici. È anche confermata la relazione biunivoca, di media education tra nonni e nipoti: da un lato questi aiutano i nonni a risolvere problemi tecnici; dall’altro, i nonni socializzano i nipoti a un uso più consapevole in termini di esposizione e di contenuti.

Lo smartphone e le sue funzionalità si impongono a tutti, insomma, e nella gestione famigliare diventano uno strumento inclusivo rispetto al quale è naturale e positivo condividere un sapere comune; la rete sociale ne esce rafforzata in qualità, e questo aumenta la sensazione di sicurezza percepita.

La comunicazione e l’immagine che un’azienda proietta di se all’esterno è fondamentale per costruire relazioni efficaci tra azienda e cliente. Più un’azienda riesce ad entrare in empatia con il proprio pubblico, più spinge l’utente a diventare cliente. Avere dunque cognizione delle dinamiche di utilizzo dei social media diventa un tassello essenziale per una content strategy efficace.

TikTok: un’opportunità per aziende e brand

21 Febbraio 2020 / Socials


È importante, per un’azienda che voglia approdare su TikTok, comprendere a fondo la piattaforma e soprattutto cambiare mentalità. L’azienda deve iniziare a considerare i contenuti in modo diverso, non più come immagini predeterminate che trasmettono i valori aziendali, ma come video che con ironia e sorpresa attirano l’attenzione degli utenti.

TikTok per le aziende non è più il classico social media che fornisce informazioni e messaggi strettamente pubblicitari. Per questo, prima di iniziare deve esserci uno studio approfondito e uno switch mentale da parte delle aziende.

Una volta compreso questo, una content strategy efficace deve tenere in conto che la viralità è (quasi) assicurata, grazie ad alcuni fattori principali:
le challenge: consentono di coinvolgere gli utenti utilizzando un hashtag personalizzato e coinvolgendoli nella creazione di video che vedono il brand o i suoi valori al centro dell’attenzione.
gli influencer: con l’aiuto dei TikTokker le aziende riescono a raggiungere un numero di utenti molto elevato e generare il word of mouth.
le ads: vi è inoltre la possibilità di sfruttare posizionamenti a pagamento, come accade su altri social network. Il modello di acquisto è basato su CPM o CPC, a seconda della tipologia.

Il grande potenziale per le aziende su TikTok è sicuramente quello di invitare gli utenti a creare contenuti creativi utilizzando i propri prodotti (i cosiddetti UGC). In questo modo cresce l’awareness del brand e del prodotto, a prescindere dalla sua categoria merceologica. Tutti quei prodotti che possono essere usati e interpretati dagli utenti in modo creativo e personale, possono trovare spazio su TikTok.
Prima di tutto, per avere il pieno controllo e per poter analizzare i risultati dei contenuti del proprio profilo, TikTok offre la possibilità di passare ad un account “Pro” e accedere a TikTok Analytics. La dashboard di Analytics rivela approfondimenti sul pubblico del proprio profilo e sulle prestazioni dei contenuti pubblicati grazie a metriche come visualizzazioni totali dei video, visualizzazioni del profilo e conteggio dei follower. Questi dati vengono rappresentati su un periodo di 7 o 28 giorni, consentendo di leggere meglio l’andamento dell’interesse del pubblico e di individuare quali contenuti hanno destato maggiore interesse.

Numero di visualizzazioni, tempo medio di visualizzazione, mi piace, preferiti, follower: sono metriche che consentono di analizzare l’impatto che i nostri contenuti hanno sugli utenti e il loro successo.

Vista l’infinita offerta di contenuti sempre nuovi e sorprendenti, basta un secondo perché l’utente decida di “switchare” in cerca di qualcosa di più interessante. Mantenere alta l’attenzione è fondamentale per raggiungere il maggior numero di persone e saper leggere queste KPI aiuterà a capire se ci siamo riusciti.

Per concludere, il suggerimento che ci sentiamo di dare alle aziende che si affacciano al mondo di TikTok è quello di sfruttare al meglio la propria creatività in modo ironico e divertente, investendo nella cura dei contenuti. Sorpresa e intrattenimento sono le leve attraverso cui fare presa su un pubblico molto esigente e sempre in cerca di novità.

Alexa e intelligenza artificiale, la sfida del marketing conversazionale

24 Gennaio 2020 / Marketing


Quale che sia la dimensione del business, si tratti di una grande impresa o una PMI, non esiste reparto di marketing che non abbia familiarità con concetti e pratiche di SEO e di SEM; le tecnologie dei motori di ricerca e di profilazione dei link sono ormai uno strumento quotidiano imprescindibile, nella pianificazione e nell’esecuzione di strategie di vendita e comunicazione.

Negli ultimi 5 anni poi, una nuova frontiera si è aperta tramite la diffusione dei sistemi di assistenza vocale AI. Una ricerca condotta nel 2018 da dall’istituto britannico GlobalWebIndex ha rilevato che, nel mercato Usa e Canada, più del 27% dei consumatori in possesso di smartphone usa Siri o Google Assistant, mentre il 34% si dichiara interessato ad acquistare un assistente vocale domestico come Alexa, in dotazione negli altoparlanti dock Echo di Amazon, per gestire i media digitali, dalle smart TV a PC, tablet e cellulari, l’home Entertainment, fino ai sistemi intelligenti di domotica, come l’illuminazione, elettrodomestici programmabili, sistemi di allarme, aria condizionata e riscaldamento, e così via. Un mercato enorme, che parte da numeri molto alti: negli USA sono più di 53 milioni i consumatori adulti che già possiedono un device attivabile o interagibile tramite voce.

Un mercato che può solo crescere, in tutta evidenza, e che data la vastità degli ambiti di applicazione della tecnologia può interessare un numero grande e trasversale di piccole e medie imprese, oltre che provider e tycoon di servizi e contenuti TLC. In Italia, ad esempio, è un drive obbligatorio per una delle eccellenze industriali: l’arredamento di design, settore che è un fitto tessuto di piccole e medie imprese ad altissima vocazione tecnologica. Impossibile immaginare una cucina, un soggiorno, una lavanderia senza sistemi elettronici che controllano e programmano forni, lavatrici o condizionatori.

Può essere utile ripercorrere in sintesi la strategia di Alexa e le mosse effettuate da Amazon, che con il suo assistente vocale vanta una posizione dominante fino a oggi, per lo meno in ambiente domestico. Nel 2014 il colosso americano dell’e-commerce ha lanciato la linea Echo, il primo dock altoparlante con Alexa, assistente vocale integrata. Subito a seguire, e ad accendere la competizione, è arrivato Google Home; i consumatori hanno risposto in modo entusiasta, tanto che il tasso di crescita del mercato degli assistenti vocali si è attestato su cifre superiori al 120% di anno in anno, giungendo quasi a toccare il 130.

Il funzionamento degli assistenti vocali si basa su sistemi di Intelligenza Artificiale: per interagire con tutti noi, Alexa ha bisogno di apprendere le nostre istruzioni e di svolgere azioni adeguate a recepirle e a eseguirle. Si tratta di un processo che richiede un enorme lavoro di processo dei dati e di “machine learning” per Alexa, Google Home e Google Assistant; un processo biunivoco che richiede da un lato l’ascolto, vero e proprio, delle nostre voci e dell’interazione verbale, e dall’altro dello sviluppo di specifiche capacità d’azione dei sistemi vocali: come accendere la TV, ad esempio, o connettere lo smartphone per far partire una chiamata vocale senza l’utilizzo di mani, tastiere e touch-screen.

Se l’ascolto è un’attività pianificata e condotta in modo massivo dalle aziende che sviluppano gli assistenti vocali, tanto che il reparto dedicato di Amazon impiega migliaia di tecnici e sviluppatori nella registrazione e nello studio delle nostre conversazioni con Alexa, il lavoro di sviluppo delle capacità di azione, le Skill, è da sempre un sistema aperto. Per certi versi un crowd source, nel quale l’Azienda di Seattle coinvolge tutti i possibili partner di progettazione delle skill, creando un sistema di economia aperta ai soggetti interessati e mettendo a disposizione alcuni codici di scrittura e una piattaforma di sviluppo facilitato, Alexa Skills, alla quale tutti possono contribuire in termini di scrittura e di sviluppo progettuale, restando proprietari del ‘comando’ inventato per un proprio prodotto o contenuto (un elettrodomestico, ad esempio, o un servizio di previsioni meteo) in termini esclusivi e o acquisibili da altri soggetti e imprese interessate.
Va da sé che la realizzazione di una skill non implica soltanto l’esecuzione di un’azione da parte dell’assistente, ma anche il modo in cui l’assistente stesso giunge ad eseguire il comando interagendo con un soggetto umano e consumatore. Il modo, in altre parole, non è neutro, e la conversazione può includere inviti, stimoli, informazioni, call to action, messaggi promozionali, etc. Vale la pena, quindi, di comprendere se l’attività e i servizi di un’azienda possono sfruttare questo nuovo e stimolante ambito di marketing ‘conversazionale’.

Quando un business ha bisogno delle Alexa Skill? È una domanda che molti operatori di marketing si stanno ponendo, e non è scontata, visto che ancora Alexa è un sistema che vive ed è percepito come domestico, integrato in un contesto abitativo più che in un luogo di lavoro, con tutti i limiti che ciò comporta in termini di distinzione fra B2C e B2B. Se nel primo ambito non c’è dubbio sui margini di crescita e di diffusione del sistema di assistenza vocale, le sue prospettive in ambito di utilizzo aziendale sono ancora allo stato embrionale, anche per motivi di sicurezza dei dati e dei sistemi di networking e di clouding, e anche di percezione e di utilità in ambiti come gli open space e gli uffici.

Innanzitutto è necessario chiedersi se Alexa è utile alle proprie strategie a breve, medio e lungo termine, e prima ancora se la sua lingua è consona a raggiungere il proprio o i propri target. A tal scopo è bene familiarizzare con Alexa for Business e con Alexa Skill, i due strumenti che consentono a imprese e singoli sviluppatori di creare le skill. In secondo luogo è bene sapere che le Skill sono particolarmente efficaci su due obiettivi distinti, la costruzione di Brand Loyalty e l’aumento di volumi in termini di direct revenue.

Costruire una skill di Alexa utile a rafforzare la brand loyalty, migliorando la funzionalità di un prodotto o di un servizio, non significa in modo automatico aumentare i volumi di affari o di vendita. D’altro canto, anche senza un legame diretto, migliorare l’user experience in routine quotidiane è un modo efficace per fidelizzare i consumatori e rafforzare il brand awareness in favore di strategie commerciali e promozionali. In questi casi i vantaggi per il B2C risultano preponderanti.

Le skill di Alexa sono progettabili e utilizzabili anche per creare profitto diretto. Nell’ambito di e-commerce, ad esempio, e questo la dice lunga sul perché troviamo Amazon come player principale. Alexa può rendere più immediato e pervasivo il customer journey dei consumatori: dalla sollecitazione di un bisogno, non indotta o occulta, ma interattiva, fino all’acquisto di un prodotto.

Al momento in Italia prevale l’offerta di skill che fungono da aggregatori tematici, di skill legate all’infotainment, alla domotica e all’elettronica, e mancano skill associate a brand di GDO. Il buon andamento delle vendite della linea di prodotti Echo, tuttavia, specie negli ultimi mesi, rende utile e interessante guardare avanti e cominciare a progettare per approfittare in termini strategici delle prospettive favorevoli dei sistemi AI di assistenza vocale.

Scopri cosa Fandu puó fare per te

10 Gennaio 2020 / Thinking


Focalizziamo le nostre migliori energie sugli ambiti chiave dei progetti digital per fare delle tecnologie gli abilitatori di nuovi modelli di business e nuove opportunità. Elaboriamo strategie di comunicazione creative, potenziate da metodo ed esperienza, per connettere efficacemente brand e persone.

WEB DESIGN
Progettiamo ambienti digitali che mettono al centro l'utente, integrando infrastrutture tecnologiche e funzionalità avanzate con interfacce di elevato design. L'eccellenza non si improvvisa, ma si raggiunge ponendo attenzione ai dettagli, strategia e competenza.

MOBILE DEVELOPMENT
Le tecnologie mobili evolvono con grande velocità e consentono di creare nuove soluzioni. Alla progettazione mobile, noi aggiungiamo valori che fanno la differenza: user friendly experience e app engagement.
INTEGRATED MARKETING
Capire quali sono gli strumenti giusti, progettare campagne di marketing efficaci, misurare e ottimizzare progressivamente le performance. Questi sono gli step che seguiamo per ogni progetto. Non lasciamo nulla al caso.

SOCIAL MEDIA
I social media sono le piattaforme ideali per coltivare relazioni tra persone e brand e generare nuove opportunità, ma possono anche nascondere delle insidie. Noi offriamo un supporto di alto livello per presidiare in modo ottimale questi spazi.

Aiutiamo le aziende che vogliono sviluppare un percorso di innovazione, a comprendere i reali bisogni degli utenti e a creare prodotti e servizi digitali. Una nuova direzione che esce fuori dai soliti percorsi, e che noi abbiamo intrapreso con passione e responsabilità.

Sito mobile o sito responsive, uno dei due devi averlo

15 Settembre 2019 / Development


Il 26% degli italiani naviga solo da smartphone o tablet. Il 62% del traffico Internet arriva da dispositivi mobile. La fonte è il Global Mobile Report di comScore e il dato è in costante aumento.

Se non hai un sito mobile o responsive, tutte queste persone lo visualizzeranno male. Inutile dire che la maggior parte di loro se ne andranno senza un buon ricordo di te. Solo questo dovrebbe bastarti a capire la gravità della faccenda. Se non ti adegui, tanto vale non avere un sito web e, di questi tempi, non è consigliabile.

Ma non è finita qui: se non hai un sito mobile o responsive, Google ti penalizza! Significa che scenderai di parecchie posizioni nella classifica dei risultati di ricerca. Con l’effetto che perderai anche gli utenti che dal PC avrebbero visualizzato correttamente il sito.

La principale e fondamentale differenza è che:
- il sito responsive si adatta automaticamente allo schermo dal quale viene visualizzato (si tratta di un unico sito, solo che i contenuti si dispongono automaticamente)
- il sito mobile è completamente un altro sito, progettato appositamente per smartphone e tablet, che viene visualizzato dagli utenti che si collegano con tali dispositivi.
Un esempio famoso e molto comune è Facebook. Oltre all'app, se accedi dal tuo computer vedrai un sito, se lo fai dal tuo telefono cellulare ne vedrai un altro, progettato ad hoc.

Se hai un sito che non possiede queste caratteristiche, ti starai chiedendo: posso renderlo mobile o responsive? Si, è possibile.

Il metodo migliore per capire quale fa al caso tuo, è valutare i pro e i contro di entrambi. Noi ci sentiamo di consigliare la versione responsive per i seguenti motivi:
- hai un solo sito da gestire
- gli utenti visualizzano tutti la stessa URL, da qualsiasi dispositivo

Ad ogni modo se il tuo sito non é responsive stai, purtroppo, perdendo un sacco di potenziali clienti.

Se sei interessato contattaci per avere una bozza gratuita del tuo nuovo sito responsive.

Intelligenza artificiale: quali sono e come possono essere utilizzate le tecnologie in ambito aziendale

22 Agosto 2019 / Thinking


L'intelligenza artificiale (Artificial Intelligence – AI) è una tendenza tecnologica che sta facendo molto parlare di sé negli ultimi mesi, non solo perché si tratta di un mercato molto promettente, ma anche perché apre interessanti prospettive e nuove opportunità per moltissime aziende. Gli analisti americani stimano un business globale che nei prossimi 10 anni continuerà a crescere arrivando ad oltre 60 miliardi di dollari e secondo Gartner Inc. arriveremo a 18,3 miliardi già a fine anno.

Le nuove tecnologie di automazione impongono sfide aziendali da affrontare attraverso l'attuazione del processo di Digital Transformation per non rimanere fuori dai giochi. Per capire quali possono essere le opportunità più interessanti che possono derivare dall'innovazione tecnologica legata alle soluzioni di AI, il recente report "TechRadar report on Artificial Intelligence" di Forrester mostra la top ten delle tecnologie da tenere d’occhio:

Voice Recognition: è una tecnologia che consente il riconoscimento vocale e del linguaggio parlato dalle persone e la trascrive in codice utile per le applicazioni software. È particolarmente utilizzata per i sistemi di risposta vocale interattiva e le mobile app: Nuance Communications, OpenText, Verint Systems, NICE sono alcuni dei nomi di vendor analizzati da Forrester;

Natural Language Generation (NLG): in questo caso le soluzioni provvedono a produrre del testo in linguaggio comune partendo da dati informatici. Ad esempio sono sistemi utili per velocizzare la reportistica della Business Intelligence o per l’analisi dei servizi di customer service;

Text Analytics e Natural Language Processing (NLP): sono sistemi che utilizzano l’elaborazione del linguaggio naturale per fare analisi su testi e documenti. Per avere una efficace comprensione del contenuto sia dal punto di vista della sintassi sia da quello della semantica, questi sistemi riescono mediante delle tecnologie più sofisticate a comprendere anche il tono e lo stato d’animo con cui una frase viene espressa o scritta. Sono soluzioni che già oggi vengono impiegate per la prevenzione delle frodi e che stanno trovando il favore di molte aziende anche per l’analisi dei dati non strutturati, come nelle conversazioni sul web e sui social network o per migliorare l’efficacia degli assistenti automatici e virtuali;

Virtual Assistant: benché si stia assistendo a una sempre maggiore diffusione dei chatbot impiegati nei servizi di customer care e help desk delle aziende, l’evoluzione tecnologica si sta orientando sempre più verso gli assistenti virtuali, i quali raggiungeranno una maturità nei prossimi 3-5 anni. Questi ultimi sono in grado di interagire con gli esseri umani e di compiere azioni specifiche, soprattutto se impiegati in progetti IoT come nel caso delle smart home;

Robotic Process Automation: è una delle tendenze tecnologiche più mature sul fronte dell’AI perché l’impiego di molte soluzioni in settori, come nel Manufacturing, ha permesso l’automazione di molte attività umane e l’ottimizzazione dei processi di business con successo;

Machine Learning Platform: si tratta di piattaforme tecnologiche pre-configurate per sfruttare l’AI che integrano al loro interno diverse funzionalità di intelligenza artificiale già sviluppate e “pronte all’uso”, in particolare gli algoritmi di machine learning, in modo semplice e immediato. Solitamente sono soluzioni in cloud che inglobano algoritmi matematici, kit di sviluppo e di training, potenza di calcolo e infrastrutture necessarie per allenare i modelli matematici ed utilizzarli per lo sviluppo di applicazioni. In questo momento vengono impiegate soprattutto per la realizzazione di soluzioni per l’analisi predittiva;
Deep Learning Platform: sono delle piattaforme dove le tecnologie impiegano particolari motori e algoritmi di apprendimento automatico basati su reti neurali artificiali. Si tratta di soluzioni che saranno impiegate per il riconoscimento e la classificazione di pattern, per la risoluzione di problemi complessi o per progetti di Big Data Analytics;

Biometric Recognition: si tratta di soluzioni molto promettenti che miglioreranno l'interazione uomo-macchina attraverso il riconoscimento non solo del linguaggio naturale ma anche del volto, del tono di voce, dei movimenti del corpo e, in generale, del linguaggio non verbale dell'essere umano. In questo momento è uno degli ambiti su cui si sta concentrando la ricerca scientifica e tecnologica a livello mondiale;

Decision Making & Management: si tratta di sistemi e soluzioni che integrano regole logiche e policy all'interno delle applicazioni di AI per accelerare attività come configurazioni, formazione/training degli algoritmi e manutenzione, con l’obiettivo di fornire strumenti e dati efficaci per la gestione dei processi decisionali. Sono sistemi finalizzati non solo quindi a prendere decisioni migliori, ma anche a rendere più efficiente ed efficace lo stesso processo decisionale;

Hardware Optimization: questa è una delle aree tecnologiche poco sfruttata perché generalmente un'azienda è più orientata ad acquistare ed utilizzare una soluzione software di AI per un determinato progetto, come nel caso dei chatbot e del riconoscimento facciale. Tuttavia, dal punto di vista della ricerca e delle tendenze in atto, le tecnologie hardware progettate ed ottimizzate appositamente per svolgere azioni e supportare applicazioni di AI sono estremamente potenti perché sono sistemi disegnati con il preciso obiettivo di fornire la corretta capacità di calcolo, rete o memoria necessarie a far funzionare un software e gli algoritmi di intelligenza artificiale.

Oggi la maggior parte dei progetti di business si concentra su queste quattro aree dove dominano Marketing e Healthcare.

Ad esempio, nel settore sanitario, la Deepmind Health, acquistata nel 2014 da Google, sta lanciando nuove iniziative combinando Healthcare e AI e ha avviato un progetto capace di offrire migliori servizi in poco tempo, estrapolando un'importante quantità di informazioni mediche in pochi minuti. In ambito Marketing, la compagnia Netflix ha saputo sfruttare pienamente la tecnologia AI tanto che attualmente il 75% di film e serie TV viste dagli utenti viene suggerito da un sistema di raccomandazione.

Tuttavia, nel corso dei prossimi 5-10 anni lo sviluppo tecnologico farà fiorire moltissimi altri campi di applicazione come il turismo, il food & beverage e l'immobiliare, sia grazie al continuo progresso delle soluzioni di AI sia grazie ad una fiducia più diffusa da parte delle aziende che inizieranno a valutare, sperimentare ed adottare diverse applicazioni nei settori più svariati.

Se sei interessato agli ambiti di applicazione dell'Intelligenza Artificiale per il tuo business, contattaci.

Realtá aumentata: la crescita grazie a smartphone e app e il futuro per le aziende

13 Luglio 2019 / Thinking


La battaglia sulle piattaforme mobili di AR – Augmented Reality è appena iniziata e Mark Zuckerberg durante l'ultimo F8 non ha lasciato spazi a fraintendimenti sulla strategia di Facebook: "stiamo facendo della camera la prima Augmented Reality platform".

La frase non è da prendere alla leggera, i grandi competitor, da Apple a Google fino a Tencent (il gruppo che fa capo a WeChat), Snap, Alibaba, Baidu, Samsung, Huawei, hanno ovviamente accelerato la corsa per assicurarsi un posto in un mercato così promettente, stimato 60 miliardi di dollari già entro il 2021.

Facebook e Apple saranno però i due grandi colossi a contendersi il mercato. Apple infatti dopo la sfidante frase di Zuckerberg non ha perso tempo e qualche settimana fa ha annunciato, per voce di Tim Cook in persona, la disponibilità dell’ARkit per iOS presentandolo come "la più grande piattaforma AR del mondo che porta l'Augmented Reality ad un livello superiore".

Se due big come Facebook ed Apple stanno investendo risorse economiche, competenze e tempo per proporre soluzioni e servizi capaci di catturare l'interesse delle persone, non possiamo ignorare che il fenomeno diventerà sempre più rilevante e la battaglia più aspra riguarderà il software.

Se sul fronte hardware Apple dovrà battagliare con Samsung e Huawei per un mercato che potrebbe assicurare 400 milioni di utenti nei prossimi 4-5 anni, sul piano del software invece il mercato del gaming sarà conteso da grandi player: Apple ha infatti come rivali Facebook, Tencent e Snap che potrebbero portare le mobile app di AR ad una base installata 4 volte più ampia di quella hardware con centinaia di milioni, se non miliardi, di utenti entro il 2021.

Basti pensare che l'AR di Facebook potrebbe essere messa a disposizione degli oltre 1,2 miliardi di utenti attivi ogni mese rispettivamente su Messenger e WhatsApp e più di 700 milioni su Instagram. Anche ammesso che tutti questi utenti non utilizzino da subito le nuove funzionalità (la metà degli utenti di Instagram ha impiegato 4 anni prima di convincersi ad utilizzare Direct) è innegabile che le potenzialità di crescita della fan base sono altissime.
Non sottovalutiamo Apple però, capace di convertire quasi la totalità degli utenti iPhone verso i nuovi software in meno di un anno. Il rollout dell'ARkit potrebbe essere molto convincente ed essere anche l’elemento che spinge la vendita dei nuovi iPhone, offrendo ad Apple nuova linfa per segnare il passo anche sul fronte hardware.

Se pensiamo a scenari come questo la fantasia sul fronte dell'Advertising può solo che galoppare veloce. Stanno già nascendo nuovi formati di native advertising che sfruttano sia il mezzo (la mobile app di AR) sia i dati generati dal suo utilizzo per campagne di comunicazione, promozione, ingaggio e relazione con gli utenti. In quest'area sarà probabilmente Google ad offrire opportunità maggiori alle aziende, grazie alla sua ampia base dati su mappe e geo-localizzazione.

Quello che appare quasi certo, guardando alle previsioni di mercato e lasciando correre il genio della creatività sulle possibili applicazioni di business, è che la componente di Mobile AR, accelerata da kit per smartphone e mobile app, sarà quella predominante su tutto il mercato AR e VR in generale.

Restano però da superare alcune barriere:
- la disponibilità di device in grado di assicurare una vista di qualità superiore (ben oltre i Pokémon Go per intenderci), magari da agganciare in modo semplice ad uno smartphone;
- la durata delle batterie degli smartphone;
- la connettività via mobile (ed i relativi prezzi);
- l'ecosistema di app.

Le proposte con cui Facebook ed Apple stanno forzando il mercato hanno segnato il punto di non ritorno che pone le aziende sicuramente di fronte a scelte difficili ma che, allo stesso tempo, allarga sempre di più le opportunità di innovazione attraverso le quali sviluppare servizi nuovi e conquistare una fetta di clienti e utenti sempre più ampia.

Se sei interessato ad una consulenza in ambito mobile AR, contattaci per valutare le potenzialità e le opportunità per il tuo business.

Local search strategy, facciamo il punto sui fattori che contano

30 Giugno 2019 / Marketing


La SEO a livello turistico è un settore molto competitivo, sia per l'enorme numero di siti web che competono per accaparrarsi visibilità, sia per le modifiche che Google effettua costantemente in SERP per cercare di dare un'esperienza utente sempre migliore.

Nella nicchia turistica la SERP di Google è decisamente cambiata rispetto a qualche tempo fa e oggi molto spazio è dato alle schede Google Places, il famoso "local pack" che compare quasi sempre in testa ai risultati delle query locali. Ma di che cosa si tratta?

Con le "ricerche locali" si intendono tutte quelle query digitate dall’utente che hanno come obiettivo di trovare una struttura o un'attività in una specifica città o zona geografica. Ad esempio, una query locale è, ad esempio "Hotel a Roma", o "Hotel a Milano", così come lo sono "Ristorante in centro a Bologna" o "Pizzeria sul mare a Genova".

Come vediamo, si tratta di quelle query che hanno un interesse geografico prevalente perché l'utente cerca una struttura proprio in quella città o in quel quartiere. Quando si effettua questo tipo di ricerca, ecco che il "local pack" fa la sua comparsa.

Essere nel "local pack" è dunque importante perchè si tratta della serie di risultati più cliccati dagli utenti, come messo in evidenza nel seguente screenshot effettuato da Nifty Marketing.

Considerando che gli utenti preferiscono di gran lunga cliccare sui primi risultati piuttosto che scrollare, considerandoli più affidabili, ecco che in automatico, per un business locale, essere lì in cima può fare davvero la differenza, anche in termini di fatturato.
Il local pack è diventato sempre più importante per hotel, appartamenti vacanze, ristoranti, negozi e, in generale, per tutti quei servizi che hanno una sede fisica e hanno interesse economico ad essere presenti "in loco".

Uno degli aspetti più importanti per potersi posizionare nel local pack di Google è sicuramente quello di avere un'attività economica che abbia una sede fisica nella località interessata: un negozio, un ristorante, una struttura ricettiva.

Il primo punto da curare sono le recensioni online verso la propria struttura o attività. Secondo un sondaggio compiuto da BrightLocal, il 92% degli utenti internet legge (in maniera regolare o occasionale) i giudizi ed i commenti degli utenti, ed il 68% di essi basa la propria scelta finale proprio su ciò che trova scritto.

In sostanza, le aziende con recensioni positive ispirano più fiducia e ottengono dei risultati migliori. Partendo da questo presupposto, si capisce come è importante la cura del cliente e offrire un prodotto/servizio che possa superare anche le più rosee aspettative (benché non sia sempre semplice). Poiché non si ha controllo diretto sulle recensioni, è importante lavorare sulla qualità aziendale.

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Come scegliere influencer e misurare campagne di influencer marketing

12 Giugno 2019 / Marketing


L'evoluzione del Web Marketing in questi anni ha visto aumentare la consapevolezza dell'utilità di strategie di Influencer Marketing. Si faceva influencer marketing già da anni, ma solo recentemente stiamo assistendo alla pianificazione di attività che si integrano nel plan di web marketing mix al fine di tracciare il reale ritorno dell'investimento di queste campagne, per scongiurare l'allocazione di budget in attività non profittevoli e legate solo alla raccolta di vanity metrics.

Bene, oggi chi vuol fare Influencer Marketing, seriamente, deve tracciare tutto. L'individuazione di obiettivi concreti raggiungibili, il tracking di ogni singolo flusso e fonte di traffico e l'analisi dei dati successiva è ormai la sfida più importante di ogni attività digital e l'influencer marketing non ne è esente.

Primo passo, scegliere gli influencer. Come ogni strategia digital che si rispetti non può non tener conto dei benefici attuabili dai diversi canali che il web mette a disposizione del marketer.Questo per dire che se si pianifica una campagna di Influencer Marketing i canali che verranno coinvolti saranno, come minimo: Social Media (organic e adv), SEO, Email Marketing, Digital PR e Remarketing più in generale.

C'è una cosa che deve essere subito chiara alle aziende che vogliono avvicinarsi a questo approccio. Ciò che viene prodotto su un earned media, ovvero un canale "in affitto" e le cui condizioni non le decidi tu come azienda, ha una visibilità temporale e, molto spesso, effimera. Ciò che produci in casa tua, sui cosiddetti owned media, ha una visibilità più duratura nel tempo e, di certo, resta un tuo contenuto.

Ogni attività Digital va pianificata tenendo bene in mente gli obiettivi. Dovremmo sempre chiederci:
- cosa mi permetterebbe di raggiungere un'attività di Influencer Marketing?
- cosa mi aspetto di avere come ritorno di investimento? Aumento delle vendite? Aumento dei followers? Aumento dei leads?
Dunque scelto l'influencer lo step successivo sarà quello di pianificare, ideare ed eseguire la strategia. Questo utilissimo articolo pubblicato su SocialMediaExaminer fornisce 3 approcci differenti alla misurazione dei risultati.

Può essere sorprendente vedere un post di un influencer che menziona un brand ricevere centinaia o migliaia di likes e commenti; probabilmente il marchio, soprattutto se nuovo, verrà ricordato un domani più facilmente dagli utenti. Ma è ancora più sorprendente, in ottica di tracking, riuscire a conoscere quanti di quegli utenti acquisteranno, a partire dalla campagna e quanti lo faranno nel lungo periodo.

Non è tutto misurabile. Il Customer Journey che va dalla scoperta di un prodotto al suo acquisto è così lungo e interessa così tanti canali (on e off-line) che avere certezza di tutto è praticamente impossibile. Possiamo comunque rendere misurabile il misurabile! Se abbiamo settato correttamente pixel di monitoraggio e creato una campagna UTM potremo conoscere esattamente da dove proviene il traffico della campagna di Influencer Marketing e, soprattutto, da dove provengono i leads.

Il fine ultimo della campagna di Influencer Marketing non deve necessariamente essere quello di far acquistare a tutti i costi un prodotto, nel breve termine, all'utente, bensì quello di generare leads, costruire un pubblico profilato di potenziali acquirenti.

La campagna di Influencer Marketing sarà quindi soltanto una delle strategie che permettono poi al Digital Marketing di procedere in basso nel tunnel "coltivando" quei lead appena acquisiti (email lead nurturing, retargeting, Facebook custom audience, etc.) senza dimenticare poi che i risultati potremmo vederli anche a distanza di tempo.

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Cos'é l'intelligenza artificiale e come cambierá il rapporto con le aziende

17 Maggio 2019 / Thinking


L’Intelligenza Artificiale (AI) negli ultimi due anni ha catalizzato attenzione e investimenti delle principali aziende nel mondo: da Amazon a Facebook, da Google a Microsoft, si stima un valore di investimenti di oltre 16 miliardi di dollari nel 2022 (una crescita del 62,9% dal 2016).

La grande promessa dell'AI riguarda un futuro in cui la capacità di fare predizioni complesse, analisi dei dati e definizione delle specifiche funzionali, sarà demandato non più al programmatore ma al programma stesso.

Oggi l'impressione è che ci troviamo in una fase iniziale, una sorta di punta dell’iceberg: le potenzialità sono elevate e l’idea che molti hanno è che l'AI sarà in grado di rivoluzionare il modo in cui viviamo e lavoriamo. Il tema sta suscitando l’interesse di aziende, industries e governi e sta catalizzando sempre più anche l'attenzione dei media.

Gli studi sull’Intelligenza Artificiale hanno avuto inizio negli anni '50, ma solo negli ultimi anni alcuni fattori, derivanti dallo sviluppo tecnologico, hanno determinato il crescente interesse e una rapida evoluzione:

Nuovi algoritmi: l’evoluzione negli ultimi anni degli algoritmi di deep learning ha alzato notevolmente il livello dei risultati ottenuti, superando in termini di performance le capacità umane (come nel caso della image o speech recognition);

Hardware più potenti: lo sviluppo sempre più sofisticato delle Graphical Processing Units (GPUs) ha diminuito rapidamente i tempi di addestramento delle reti neurali usate per il deep learning;

Disponibilità dei dati: istruire le reti neurali utilizzate per il deep learning richiede inoltre una vasta mole di dati (da migliaia a molti milioni). La disponibilità e la produzione di dati è cresciuta esponenzialmente: nell'era dei "Big Data" vengono prodotti oltre 2.2 exabytes di informazioni ogni giorno;

Servizi Cloud-based: la disponibilità di infrastrutture e servizi cloud-based di machine learning a costo ridotto da parte dei principali provider cloud ha attirato rapidamente l'attenzione di aziende e sviluppatori sull’uso di queste tecnologie e su applicazioni in contesti diversificati.

La combinazione di queste evoluzioni tecnologiche ha portato alla rapida crescita dell'AI, assumendo un ruolo sempre più rilevante in quasi tutti i settori e ambiti, nelle grandi aziende così come nelle piccole attività quotidiane.

Anche il panorama delle applicazioni legate all'Intelligenza Artificiale può essere definito mediante una classificazione basata su due elementi principali:
Il livello di sofisticazione tecnologica;
Il livello di adozione e degli ambiti di applicazione.

L'accessibilità sempre maggiore e semplificata a un'enorme quantità di dati e l'uso di sistemi intelligenti ha accelerato l'adozione di tecnologie AI-powered all'interno delle aziende e delle organizzazioni.

Che si tratti di predictive analytics, natural language generation, voice/image recognition o machine learning, l'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo di rilievo nel generare innovazione e ridefinire il modo in cui le aziende operano.
Dai sistemi di reccomendation che suggeriscono agli utenti cosa acquistare in base a interessi e gusti come nel caso di Amazon, a IBM Watson che sta trasformando la diagnostica nel settore medico, fino alle self-driving car o ai bot intelligenti, l’innovazione tecnologica è sempre più spesso legata all'uso dell’AI.

Allo stato attuale il maggiore gap per le aziende è rappresentato dalla poca conoscenza sul tema, che implica una difficoltà generale nel comprendere le applicazioni e gli usi di queste tecnologie. Secondo il report "Outlook on Artificial Intelligence in the Enterprise" di NarrativeScience infatti, l’88% delle aziende fa uso di soluzioni e tecnologie connesse all’AI, ma soltanto il 38% di esse ne è consapevole.

Sempre secondo il report, i predictive analytics (cioè l’analisi dei dati, statistica e l’uso del machine learning per analizzare i dati attuali con l’obiettivo di prevedere andamenti futuri) sono l’ambito di applicazione dell’AI più comune e diffuso all’interno delle aziende (58%), seguiti dalle soluzioni di reporting e voice recognition (25%).

I principali benefici percepiti dalle aziende riguardano:
La possibilità di fare previsioni sulle attività, sui consumatori o sullo stato del business (38%);
La possibilità di automatizzare attività manuali e ripetitive (27%);
La possibilità di monitorare e valutare lo stato del business (14%).

Secondo Gartner infatti, entro il 2020 il 40% dei nuovi investimenti delle imprese su business intelligence e analytics saranno dedicati proprio ai predictive analytics.

Siamo all'inizio di una nuova era non più focalizzata sulla raccolta e lo storage di dati ma rivolta verso la creazione di dati più usabili, più comprensibili, di maggiore impatto.

Secondo una ricerca del National Business Research Institute nel 2016 il 38% delle aziende ha utilizzato qualche forma di A.I. e si stima che nel 2018 saranno ben il 62%.

Le aziende che assegneranno un ruolo prioritario all’innovazione, dando vita ad un team e ad un budget dedicati, saranno anche quelle in grado di generare maggior valore dall’adozione delle nuove tecnologie.

Dalle vendite al marketing, dallo sviluppo al customer service fino alla gestione interna, il potenziale impatto dell’A.I. nelle organizzazioni si estende a tutti i dipartimenti e le funzioni.

Intelligenza artificiale e tecnologie correlate sono il prossimo grande abilitatore dopo il mobile, i social ed il cloud. Nei prossimi anni le tecnologie saranno sempre più AI-driven, soprattutto man mano che i suoi principali componenti saranno resi disponibili sotto forma di librerie, framework, API e intere piattaforme open source, creando livelli di astrazione che abiliteranno la creazione di applicazioni AI-native.

Se sei interessato ad una consulenza, contattaci per valutare le potenzialità e le opportunità per il tuo business.

Il momento di passare al protocollo HTTPS

24 Ottobre 2017 / Development


In questi giorni avrete ricevuto una comunicazione da Google che vi invita ad implementare il protocollo HTTPS sul vostro sito o applicazione web. Ma di cosa si tratta, e perché è importante cominciare ad utilizzarlo oggi?
Intelligenza artificiale e aziende
Il protocollo HTTPS è un sistema che garantisce la sicurezza dei dati che vengono trasferiti quando si utilizza un sito o un applicazione web. Se questi dati vengono trasferiti dal sito al browser sono solitamente i contenuti del sito stesso, altrimenti se viaggiano in direzione opposta, dal browser al sito, sono dati inseriti dall’utente come i contenuti di form di login, di registrazione, o acquisto.

La sicurezza che questi dati siano criptati, quindi non possano essere usati da soggetti terzi diventa particolarmente importante quando si tratta di dati personali e sensibili, come password di account o dati di una carta di credito.

Questo sistema si basa sull’utilizzo di certificati rilasciati da enti terzi che permettono questo scambio sicuro e criptato, certificati che annualmente devono essere rinnovati.
Negli ultimi mesi Google ha scelto di promuovere la diffusione di questo protocollo con alcune misure leggere, ad esempio premiando sotto il profilo dell'indicizzazione i siti che lo adottano.

Da questo ottobre entra in vigore una misura un po’ meno leggera, per cui saranno mostrati agli utenti degli avvisi qualora il sito non stanno visitando non utilizzi questo protocollo.

L'avviso sarà mostrato solamente navigando il sito con il browser Google Chrome, quindi non con Internet Explorer, Safari, Firefox ed altri. È importante considerare che Google Chrome è usato dal 56% degli utenti su internet, e che questa situazione si pone per tutti i siti internet al mondo che ancora non utilizzano questo protocollo.

Se sul vostro sito sono presenti form di login, registrazione, pagamento con carta di credito, il passaggio ad HTTPS è fortemente raccomandato. Invece, se sul vostro sito non sono presenti questi elementi, è comunque consigliato il passaggio per avere benefici a livello di indicizzazione.

Nel caso abbiate un applicazione web è necessario aggiornare il server dove è ospitata per permetterle di utilizzare questo protocollo, in modo che possa sia accettare il certificato, sia rinnovare questo certificato annualmente comunicando con l’ente terzo che lo rilascia.